La scuola dall’obbligo all’oblio. – L’Ancora del mediterraneo (2011)
Confesserò fin da subito la mia vicinanza affettiva (come carissima amica) e la mia sconfinata stima professionale (come collega molto più esperta di me) per l’autrice, Grazia Fresco Honegger. Universalmente conosciuta ed apprezzata come interprete della modernità dell’apporto montessoriano per l’educazione all’infanzia (molto istruttiva per chiunque la lettura del suo testo ‘Maria Montessori, una storia attuale’, L’ancora del mediterraneo, 2007) è in realtà una delle interpreti più rigorose (serrata e circostanziata la critica agli ultimi Ministri della Pubblica Istruzione) ed al contempo anticonformiste del rispetto dinamico del ‘superiore interesse del bambino’. Ed il conferimento del ‘Premio UNICEF’ nel 2008 ne è una diretta testimonianza.
Con questo suo ultimo contributo, ‘Dalla parte dei bambini’, ribadisce ancora una volta il suo essere radicalmente ed in maniera ‘partigiana’ –cioè attiva e combattente- , ma al contempo concreta, “per una scuola realmente centrata sul bambino, sullo studente.” Affermazione potenzialmente un po’ generica, si potrebbe pensare. Ed ecco subito l’estrema concretezza: “Sono loro i protagonisti, il centro attorno al quale gli adulti dovrebbero costruire insieme un sapere basato sull’attenzione, sul rispetto, sull’osservazione e anche sulla riflessione, individuale e collegiale.” Un manuale di pedagogia condensato in poche righe, che vengono approfondite in forma estesa ma sintetica in oltre un centinaio di pagine dense di considerazioni comprensibili, esempi calzanti e non scontati, racconti folgoranti.
Difficile condensare in pochi cenni le ricche analisi sviluppate in capitoli agili ma densi, che mediamente non superano le 5-6 pagine ciascuno. Appare invece più realistico citare alcuni dei passaggi fra i molti significativi.
La scuola ha da essere ‘ricca di tempo’ ma non scadere nella corsa all’anticipazione continua (a due anni e mezzo alla materna, a cinque e mezzo alle elementari, e così via).
E’ auspicabile sia ‘su misura’ (citate alcune esperienze molto significative fra cui la materna fiorentina fondata da Lina Mannucci) anche se si fatica a realizzarla entro costruzioni anonime e spazi poco vivibili. E ancora che sia accogliente come una casa (“…se si può rendere accogliente e famigliare una banca –citato un esempio di banca-casetta a Stoccolma-, a maggior ragione si potrà trasformare una scuola.”)
La scuola è poi destinata quasi per definizione ad accogliere tutte le ‘diversità’ (di attitudini, di provenienza, di capacità fisiche o psichiche) e sarebbe bene sostenesse il più possibile forme di aiuto fra pari; dovrebbe lasciare più spazio di movimento per favorire un maggiore autocontrollo “dei gesti e delle parole”, in una rivoluzione etica che necessariamente riguardi anche gli insegnanti ed il personale in genere; dovrebbe riconoscere una fiducia di fondo ai ragazzi, che non può che essere personalizzata e mirata (come ad esempio le incombenze nel giardino o nella scuola per un ragazzo iperattivo e difficilmente contenibile).
Ma l’attenzione non è certo rivolta solo ai ragazzi, quanto agli adulti, in primo luogo insegnati e genitori. Una buona collaborazione fra di loro è quanto di più importante possa essere fatto a favore dei ragazzi. Una costante formazione per gli adulti –con un rispetto reciproco fra gli educatori ‘naturali’/genitori e gli educatori professionali/ insegnanti- è infatti un fondamentale e concreto esempio educativo fornito ai giovani. O, come dice Grazia Fresco Honegger, “Niente è più educativo per i ragazzi che osservare i grandi che si aiutano e si ascoltano con pazienza costruendo insieme…esempio fecondo di comportamento civile.”
O ancora l’analisi si sofferma su particolari categorie di persone discriminate, come i rom, ed i bambini rom nell’ambito della scuola, nelle parole di una insegnante di Milano che descrive come in merito a questa problematica genitori ed insegnanti insieme abbiano fatto molto, al di là dell’ottusità delle stesse istituzioni.
C’è poi l’importanza del gioco con il suo “piacere vitale”; la centralità del movimento, visto anche come possibile prevenzione del bullismo; l’errore come importante strumento di auto-formazione per “imparare a sbagliare senza paura” e il voto come possibile strumento di autoverifica per una “scuola cooperativa e non competitiva”, nel segno degli apporti di Montessori, Zoebelli e Freinet. Il resto credo possa essere agevolmente integrato da una piacevole lettura del testo.
Zygmunt Bauman ha scritto in un suo recente contributo volto a descrivere come possiamo costruire una ‘buona società’ e ‘cambiare il mondo imitando le farfalle’: “Nella nostra storia umana abbiamo un numero rilevante di donne e uomini coraggiosi che, come farfalle, hanno cambiato la storia in maniera radicale e positiva. Davvero….Aiutiamole a sbattere le loro ali”.
Grazia Fresco Honegger è sicuramente una di queste. Si defilerebbe con modestia, sono certo, vedendo messo così al centro il suo contributo personale, ma credo le piacerebbe molto l’esortazione ad una partecipazione corale che restituisca protagonismo a ciascuno. (G.M.)